{"id":1572,"date":"2019-05-02T17:46:10","date_gmt":"2019-05-02T15:46:10","guid":{"rendered":"https:\/\/www.dangelomonopoli.it\/?p=1572"},"modified":"2022-05-02T19:21:12","modified_gmt":"2022-05-02T17:21:12","slug":"il-futuro-occupazionale-dei-giovani-istruiti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.dangelomonopoli.it\/en\/il-futuro-occupazionale-dei-giovani-istruiti\/","title":{"rendered":"Il futuro occupazionale dei giovani istruiti"},"content":{"rendered":"<p>\t\t\t\tNei Paesi europei dell\u2019area mediterranea \u00e8 diffusa la difficolt\u00e0 dei giovani istruiti a trovare occupazioni coerenti con il livello di istruzione conseguito.<!--more--> Si rileva una generale tendenza all\u2019aumento della sovraistruzione (over-education) o anche a un mismatch che riguarda il disallineamento tra le conoscenze acquisite durante il percorso formativo e le conoscenze richieste dal mercato del lavoro.<br \/>\nL\u2019Italia in particolare \u00e8 caratterizzata da una struttura della domanda di lavoro orientata verso basse qualifiche. L\u2019occupazione nelle professioni intellettuali e tecniche e nei settori a elevata intensit\u00e0 di ricerca e sviluppo si \u00e8 negli anni della crisi, ancor pi\u00f9, ridotta, con un conseguente spreco di risorse umane altamente qualificate. L\u2019ipotesi principale, che la ricerca prova a verificare empiricamente, \u00e8 che a un elevato titolo di studio non corrispondano pi\u00f9 posizioni professionali e contrattuali qualificate e vantaggiose.<\/p>\n<p>La ricerca sociologica \u201cDinamiche occupazionali e prospettive di lavoro nella provincia Barletta-Andria-Trani\u201d si colloca all\u2019interno del pi\u00f9 complesso e ampio dibattito relativo ai temi della disoccupazione giovanile istruita e delle politiche attive che possono realizzare gli enti politici territoriali.<\/p>\n<p><strong>Una sintesi del contesto<\/strong><\/p>\n<p>Nei paesi europei dell\u2019area mediterranea \u00e8 diffusa la difficolt\u00e0 dei giovani istruiti a trovare occupazioni coerenti con il livello di istruzione conseguito. Le ultime rilevazioni, come quelle effettuate da EULFS (European Union Labour Force Survey) mostrano che il fenomeno si sta estendendo anche ad altri paesi dell\u2019Unione. Si rileva una generale tendenza all\u2019aumento della sovra-istruzione (over-education) o anche a un mismatch che riguarda il disallineamento tra le conoscenze acquisite durante il percorso formativo e le conoscenze richieste dal mercato del lavoro.<br \/>\nTuttavia, l\u2019Italia \u00e8, tra i paesi europei, quello con minore capacit\u00e0 di creare occupazione, il cui tasso \u00e8 del 55,4 %, mentre quello medio europeo \u00e8 del 68 %3. La crisi economica non ha ridotto soltanto i nuovi posti di lavoro, li ha resi sempre pi\u00f9 instabili. La probabilit\u00e0 di svolgere un lavoro instabile \u00e8 cresciuta nel 2012 per i giovani (15-24 anni) del 52 % e per i giovani adulti (25\u201334 anni) del 23 %. E tra i lavoratori dai 15 ai 34 anni, la percentuale di occupati instabili cresce pi\u00f9 per i laureati che per i lavoratori con la sola licenza media. Conseguentemente, il rischio<br \/>\ndi ritrovarsi ingabbiati in rapporti di lavoro instabili di lungo periodo, in et\u00e0 adulta, \u00e8 maggiore per i laureati che per i lavoratori meno istruiti. <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-1574 alignright\" src=\"https:\/\/www.dangelomonopoli.it\/wp-content\/uploads\/2019\/05\/job-300x182.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"182\" \/><br \/>\nNon solo: diminuiscono gli occupati nell\u2019istruzione e nei servizi alle imprese (pubblicit\u00e0, marketing, consulenza tecnica e manageriale, ricerca e sviluppo, gestione risorse umane) e crescono invece i servizi per le famiglie (lavoro domestico) e nell\u2019as- sistenza delle persone anziane. La quota delle professioni intellettuali, inferiore al 10% sul totale degli occupati, \u00e8 tra le pi\u00f9 basse in Europa.<br \/>\nL\u2019Italia reagisce alla crisi di questi anni aumentando non i settori ad alta potenzialit\u00e0 di innovazione scientifica, tecnologica e culturale, ma quelli dove queste potenzialit\u00e0 sono minori (per esempio nel settore istruzione vi \u00e8 un occupato ogni 41 abitanti contro una me- dia europea di 30, invece un occupato nei servizi alle famiglie ogni 84 abitanti contro una media europea di 159).<br \/>\nIn breve: il processo di terziarizzazione \u00e8 nettamente a favore di settori arretrati che consumano invece di produrre risorse. I cosiddetti \u2018lavoratori della conoscenza\u2019, cio\u00e8 quelli che trattano informazioni, identificati da Cnel e Istat come lavoratori laureati occupati in professioni intellettuali e tecniche, sono inferiori di 5 punti percentuali rispetto alla media europea. Si assiste dunque a una distruzione di occupazione qualificata e a un spreco di risorse umane giovani, scolarizzate e qualificate.<br \/>\nNon \u00e8 un caso se un numero crescente di giovani evita di segnalare nel proprio curriculum il possesso del titolo di studio pi\u00f9 elevato. Eppure, nel nostro paese, la percentuale dei giovani con un diploma \u00e8 inferiore alla media europea di 15 punti e di circa 10 punti in meno quella dei giovani laureati. Si verifica un apparente paradosso: i giovani istruiti hanno un minor vantaggio rispetto ai non istruiti, nonostante vi siano meno diplomati e laureati. Per contro, i giovani istruiti hanno un maggior vantaggio nei paesi europei in cui \u00e8 pi\u00f9 elevata la loro presenza. Sembrerebbe non funzionare la regola (legge di mercato) per cui, se un bene (l\u2019istruzione) \u00e8 scarso, ne trae maggiore vantaggio chi lo possiede. Svanisce il paradosso quando si confronta la composizione dell\u2019occupazione per livelli professionali. L\u2019Italia presenta una domanda di lavoro pi\u00f9 orientata verso le basse qualifiche e meno verso quelle alte, diversamente da quanto accade nel resto dell\u2019Europa centro-settentrionale. Perci\u00f2, i giovani italiani istruiti, bench\u00e9 relativamente pochi, risultano troppi in termini economici, poich\u00e9 devono confrontarsi con scarse occasioni di lavoro qualificate. E i giovani meridionali laureati restano pi\u00f9 disoccupati dei diplomati, anche oltre i 30 anni.<br \/>\nNel 2011 su 100 laureati da 25 a 39 anni neppure la met\u00e0 \u00e8 riuscita a trovare occupazione in una professione intellettuale o dirigenziale (in Germania e Olanda la media \u00e8 del 60 %). Dunque, l\u2019altro 50 % dei laureati italiani (ancor pi\u00f9 per i meridionali) \u00e8 rimasta in cerca di lavoro o svolge un\u2019attivit\u00e0 lavorativa meno qualificata, per la quale i laureati sono considerati sovra-istruiti. In Italia, la fascia di et\u00e0 tra i 25 e 39 anni presenta la minore percentuale di laureati e la pi\u00f9 bassa percentuale di occupati in professioni intellettuali e tecniche tra i paesi europei. Per cui, pur auspicando un aumento dei livelli di istruzione delle nuove generazioni, si incorrerebbe in un incremento del livello di sovra-istruzione, se dovesse persistere la qualit\u00e0 dell\u2019attuale domanda di lavoro. Un giovane sovra-istruito invece di essere preferito perch\u00e9 in possesso di pi\u00f9 elevate competenze, pu\u00f2 essere scartato in quanto ritenuto meno motivato o dotato di qualit\u00e0 personali, tanto da aver accettato una posizione sotto-qualificata. Per un datore di lavoro la sovra istruzione pu\u00f2 essere considerata addirittura uno stigma negativo.<br \/>\nle ipotesi della ricerca<br \/>\nLe informazioni di tipo statistico-quantitativo appaio- no necessarie ma insufficienti per cogliere, attraverso un\u2019analisi esclusiva di variabili quali l\u2019et\u00e0, il genere, il titolo di studio, la posizione professionale, la classe di reddito ecc., profili esaustivi dell\u2019offerta di lavoro. Il funzionamento del mercato del lavoro, nel passaggio da una societ\u00e0 salariale ad un contesto caratterizzato da confini sempre pi\u00f9 deboli tra settore secondario e terziario, tra lavoro autonomo e subordinato, fino alla tendenziale dissociazione tra lavoro e impiego (in relazione alle modalit\u00e0 contrattuali), richiede un\u2019intensificazione di sforzi conoscitivi. Una scelta metodologica opportuna pu\u00f2 essere rappresentata dall\u2019analisi dei percorsi biografici individuali, attraverso la somministrazione di un questionario che colga con maggiore approssimazione l\u2019intreccio complesso tra individua- le e collettivo, tra sociale e soggettivo. Concetti quali disoccupazione, ricerca di lavoro, passaggio scuola\/ lavoro, ecc. hanno dimensioni e confini sempre meno definiti. Per cui, talvolta, i soli dati quantitativi posso- no indurre gli stessi policy maker a realizzare interventi poco efficaci.<\/p>\n<p>I ricercatori di Efesto4, dopo aver definito l\u2019oggetto della ricerca, <em>la disoccupazione giovanile (15- 34 anni) scolarizzata in funzione del sistema produttivo della provincia Barletta Andria Trani, <\/em>hanno circoscritto la popolazione da studiare:<\/p>\n<p>a) i disoccupati giovani (15-24 anni) e giovani adulti (25-34 anni) in possesso di licenza media, diploma e laurea;<br \/>\nb) le imprese, ripartite come nel diagramma della 1. In particolar modo \u00e8 necessario specificare per ogni impresa campione la sua struttura produttiva:<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-1575 aligncenter\" src=\"https:\/\/www.dangelomonopoli.it\/wp-content\/uploads\/2019\/05\/imprese-per-settore-300x279.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"279\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><em>Figura 1 \u2013 I segni + e &#8211; indicano una prevedibile capacit\u00e0 di assorbimento dei giovani istruiti<\/em><\/p>\n<ul>\n<li>tipo di prodotto<\/li>\n<li>i processi e le fasi di produzione (o di commercializzazione);<\/li>\n<li>l\u2019organigramma;<\/li>\n<li>i tipi d\u2019investimento;<\/li>\n<li>i livelli di produttivit\u00e0 (vendite);<\/li>\n<li>il livello tecnologico;<\/li>\n<li>il mercato;<\/li>\n<li>la posizione nel settore.<\/li>\n<\/ul>\n<p>Assumendo che il sistema produttivo provinciale \u00e8 fortemente sbilanciato verso le piccole dimensioni e il lavoro autonomo, sono state definite le ipotesi da sot- toporre a verifica empirica:<\/p>\n<ol>\n<li>Il sistema produttivo provinciale, bench\u00e9 abbia mo- strato negli ultimi decenni una discreta vivacit\u00e0 economica rispetto al contesto regionale pugliese, qualora esprima domanda di lavoro, esclude, tendenzialmente, i lavoratori con titolo di studio elevato che risulterebbero sovra-istruiti rispetto ai ruoli organizzativi disponibili.<br \/>\nLe imprese preferiscono assumere lavoratori con livelli minimi di scolarizzazione.<\/li>\n<li>Lo stigma negativo attribuito al titolo di studio elevato (laurea), nel caso dei sovra-istruiti, \u00e8 un fattore che favorisce la decisione di<\/li>\n<li>I giovani (15-24 anni) e i giovani adulti (25-34 anni) diplomati e laureati, dopo un periodo di ricerca e atte- sa, accettano, nel caso si rendano disponibili, posizioni sotto qualificate rispetto al titolo di studio (fenomeno del cooling out).<\/li>\n<li>Le donne, in prevalenza, smettono la ricerca attiva del lavoro, ritirandosi tra gli inattivi (fenomeno del lavoratore scoraggiato).<\/li>\n<li>I giovani e i giovani adulti con licenza media han- no pi\u00f9 possibilit\u00e0 rispetto ai loro coetanei, a maggiore scolarizzazione, di trovare occupazione nei settori 3 e 4 indicati nel<\/li>\n<li>Il raffreddamento delle aspettative (cooling out) e i il ritiro dalla ricerca attiva hanno un \u2018effetto dimostrazione\u2019 sui giovani ancora inseriti nel sistema formativo tale per cui, pur ritenendo il titolo di studio un emblema apprezzabile socialmente (status symbol), essi allentano l\u2019impegno negli A un minor impegno corrisponde, conseguentemente, un minor livello di acquisizione di competenze e titoli di studio non adeguati agli standard attesi.<\/li>\n<\/ol>\n<p>Una verifica empirica della teoria del \u2018capitale umano\u2019<\/p>\n<p>La scelta metodologica compiuta dai ricercatori, rite- nendo insufficienti le informazioni di tipo statistico- quantitativo, come si \u00e8 accennato in precedenza, prevede un\u2019analisi dei percorsi biografici individuali di un campione di giovani disoccupati. Attualmente \u00e8 in svolgimento la somministrazione dei questionari presso i centri per l\u2019impiego provinciali. Sono poi previste interviste a un campione di imprenditori per scandagliare le strategie aziendali e organizzative con la con- seguente scelta di inserimento\/esclusione di <em>capitale <\/em><em>umano in possesso di doti cognitive pregiate.<\/em><\/p>\n<p>Il gap tra le aspirazioni socio-professionali dei giovani con elevati livelli di istruzione e posti di lavoro disponibili sembrerebbe smentire la teoria del capitale umano. Secondo cui: le persone pi\u00f9 istruite e qualificate otterrebbero un reddito maggiore delle altre; la disuguaglianza nella distribuzione dei redditi da lavoro e della ricchezza sarebbe positivamente correlata alla disuguaglianza nell\u2019istruzione o in altri elementi di formazione personale; la disoccupazione risulterebbe fortemente correlata in maniera inversa all\u2019istruzione. Se fossero validate sul campo le ipotesi di ricerca, confortate anche da numerosi dati e dalla osservazione dei comportamenti degli attori principali del mercato del lavoro, segnerebbero una svolta interpretativa originale e innovativa tale da rendere meno attendibile (almeno nel contesto studiato) la teoria economica del capitale umano, oggi dominante.<\/p>\n<p><strong>Enti territoriali e politiche attive per l\u2019occupazione<\/strong><\/p>\n<p>Le politiche attive del lavoro finora sono state attuate dall\u2019ente territoriale provinciale attraverso i centri per l\u2019impiego che in Italia mediamente si devono occupare di 270 disoccupati, contro i 30 dei centri olandesi o i 60 dei francesi e cos\u00ec via. Non esiste un\u2019agenzia nazionale di coordinamento per l\u2019impiego e soprattutto sono notevoli le differenze territoriali in ordine all\u2019efficienza e all\u2019efficacia delle prestazioni. In Italia appena un terzo dei disoccupati si rivolge ai Centri per l\u2019impiego per trovare lavoro, contro medie che superano il 60% negli altri paesi europei. Anche il ricorso alle agenzie private \u00e8 tra i pi\u00f9 bassi in Europa.<\/p>\n<p>\u00c8 arduo ritenere che le politiche attive del lavoro possano essere realizzate da un Ente territoriale (Provincia o Regione) in assenza di una programmazione sia nazionale che europea. Tuttavia la dimensione territoriale dell\u2019Ente si configura non solo come <em>locus t<\/em>erminale di politiche del lavoro decise altrove ma, altres\u00ec, conferisce ad esso un rilievo da primo attore capace di interpretare le dinamiche presenti nel mercato del lavoro. In grado quindi di proporre ai livelli istituzionali superiori correttivi alla domanda di lavoro (imprese), che oggi non ha, da sola, possibilit\u00e0 di avviare a soluzione il problema della disoccupazione giovanile intellettuale. Uno degli obiettivi della ricerca \u00e8 quello di fornire indicazioni, all\u2019Ente territoriale, volte a promuovere opportunit\u00e0 attraverso politiche attive del lavoro, ossia a favorire l\u2019occupabilit\u00e0 (non elusivamente da lavoro dipendente) dei giovani istruiti.<\/p>\n<p>Il processo di decentramento amministrativo conferisce significativa rilevanza agli enti politici territoriali, riconoscendone le potenzialit\u00e0 per il raggiungimento di maggiori livelli di efficacia e di efficienza degli inter- venti. Ci\u00f2 significa porre al centro delle politiche attive interventi in grado di sviluppare una domanda di lavoro qualificata. Il conferimento di responsabilit\u00e0 in materia di governo del mercato del lavoro, in particolare con il passaggio alle Province dei servizi per l\u2019impiego, rende indispensabile, in primo luogo, una conoscenza attendibile delle dinamiche occupazionali del territorio per procedere poi alla realizzazione di <em>interventi che non possono esaurirsi esclusivamente all\u2019interno del mer<\/em><em>cato del lavoro.<\/em><\/p>\n<p>La dimensione locale rappresenta il livello fondamentale per agire adeguatamente nei seguenti ambiti di intervento:<\/p>\n<ul>\n<li>strumenti di politiche attive;<\/li>\n<li>politiche del lavoro e per lo sviluppo locale;<\/li>\n<li>ruolo della formazione all\u2019interno delle politiche del<\/li>\n<\/ul>\n<p>Infine, l\u2019indagine si caratterizza per il coinvolgimento attivo del committente sia nella definizione del piano di ricerca, sia nell\u2019assunzione di responsabilit\u00e0 nell\u2019individuare gli strumenti pi\u00f9 efficaci, a disposizione dell\u2019Ente per realizzare interventi attivi di politica del lavoro.<\/p>\n<p>Bibliografia<\/p>\n<p>Matilde Bini, Marco Centra, Andrea Cutillo, Valentina Gualtieri, <em>I rendimenti dell\u2019istruzione e della formazione<\/em>, XLIX Riunione Scientifica della SIEDS, San Benedetto del Tronto, 24-26 maggio 2012.<\/p>\n<p>Comunicato e sintesi del Rapporto Euro*IDEES, <em>\u201cL\u2019occupazione nelle regioni e province italiane tra il 2000 e il 2014: si allarga il divario Nord-Sud\u201d<\/em>, Bruxelles- 19 maggio 2015.<\/p>\n<p>Mariano D\u2019Antonio e Margherita Scarlato, <em>I laureati del Mezzogiorno: una risorsa sottoutilizzata o dispersa<\/em>, Quaderno SVIMEZ n. 10 2007.<\/p>\n<p>Luciano Gallino, <em>Vite rinviate. Lo scandalo del lavoro precario<\/em>, Laterza.<\/p>\n<p>Istat, <em>Il mercato del lavoro tra minori opportunit\u00e0 e maggiore partecipazione<\/em>, Rapporto annuale 2013.<\/p>\n<p>Renata Livraghi, <em>Apprendistato. Una politica del lavoro che richiede attivazione e un contratto psicologico<\/em>, Rivista Formazione lavoro persona, Anno II n. 5.<\/p>\n<p>Emiliano Mandrone, Debora Radicchia, <em>La ricerca di lavoro: i canali di intermediazione e i Centri per l\u2019impiego<\/em>, collana Studi Isfol | numero 2011\/2 \u2013 dicembre. Serafino Negrelli, <em>Le trasformazioni del lavoro<\/em>, Laterza Emilio Reyneri, <em>Sociologia del mercato del lavoro<\/em>, Il Mulino.<\/p>\n<p>Emilio Reyneri, Federica Pintaldi, <em>Dieci domande su un mercato del lavoro in crisi<\/em>, Il Mulino.<\/p>\n<p>Tiziano Treu, <em>Rapporto CNEL sul mercato del lavoro<\/em>, Roma, 30 settembre 2014.<\/p>\n<p><em>Pubblicato sulla rivista Persone e Conoscenze n. 105<\/em><\/p>\n<p><strong><em>Sergio D&#8217;Angelo<\/em><\/strong>\t\t<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nei Paesi europei dell\u2019area mediterranea \u00e8 diffusa la difficolt\u00e0 dei giovani istruiti a trovare occupazioni coerenti con il livello di istruzione conseguito.<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":1576,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"footnotes":""},"categories":[10],"tags":[],"class_list":["post-1572","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-ricerca"],"acf":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.dangelomonopoli.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1572","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.dangelomonopoli.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.dangelomonopoli.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.dangelomonopoli.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.dangelomonopoli.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=1572"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.dangelomonopoli.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1572\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":2524,"href":"https:\/\/www.dangelomonopoli.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1572\/revisions\/2524"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.dangelomonopoli.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media\/1576"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.dangelomonopoli.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=1572"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.dangelomonopoli.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=1572"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.dangelomonopoli.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=1572"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}